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Gods Will Be Watching

Noi stiamo lavorando al sequel, Gods will be Birdwatching, ma non ditelo a nessuno! :V ndTMO

Gods Will Be Watching

Frutto di un concept nato durante Ludum Dare 26 e di una riuscita campagna di crowdfunding su IndieGogo, Gods Will Be Watching è quello che TheTMO ha definito “una specie di Gobliiins per psicologi”. Al di là della battuta, Gods Will Be Watching è a tutti gli effetti un puzzle game lasciato girare su una semplice ed efficace meccanica punta e clicca. Il gioco, sviluppato da Deconstructeam e pubblicato da Devolver Digital, con GameMaker: Studio è, infatti, diviso in sette livelli diversi, ognuno dei quali avrà una situazione specifica da risolvere tramite soluzioni spesso difficili da prendere.

Fuck. Fuck. Fucking Xenolifer. Fuck them.

Ambientato nel XXIII secolo, il gioco apre sul sergente Burden (che in italiano si può tradurre con “fardello”) mentre siede di notte attorno ad un fuoco assieme al suo team, composto da 4 persone, un robot ed un cane. Confinati su un pianeta deserto e lottando per la sopravvivenza, si trovano a discutere degli Xenolifer, un gruppo definito “terroristico” che avrebbe l’intento di liberare tutte le razze aliene intelligenti dalla schiavitù; della Constellar Federation, la principale forza governativa attualmente in circolazione; dell’Everdusk Company for the Universe Knowledge (ECUK), ente neutrale che mette giustizia, scienza e verità al di sopra di tutto e della quale il nostro protagonista fa parte.

Da subito si capiscono i dubbi del protagonista attorno alla questione. Se si guarda a come la Constellar Federation elimina i suoi nemici e schiavizza gli sconfitti viene facile comprendere le ragioni degli Xenolifer, anche se risulta difficile giustificarne i metodi.

self-justified sacrifices, gods will be watching

Metodi che ci vengono mostrati già durante la primissima missione del gioco, ambientata un anno prima. In questo flashback muoveremo uno degli appartenenti al gruppo degli Xenolifer mentre questi hanno preso in ostaggio alcuni scienziati per entrare in possesso dei dati di una ricerca sul virus Medusea. Lo scopo della missione è quello di permettere a Liam, leader degli Xenolifer, di hackare il database della ricerca in questione. I problemi però sono diversi e tutto nel gioco si muove assieme a noi, nel momento in cui compiamo una scelta. Infatti per “vincere”, in Gods Will Be Watching bisogna fare le cose in un certo ordine. O meglio, è quasi sempre così, visto che giocando alla difficoltà originale, c’e’ anche una componente random che non possiamo controllare e che ci impedisce di adottare una strategia 100% vincente. Un bel twist per alcuni, per altri un po’ meno. Infatti gli sviluppatori hanno recentemente rilasciato una patch che permette di scegliere di fare a meno della componente random.

Quindi, mentre Liam è letteralmente attaccato al computer, bisogna mantenere stabile la connessione al database e bisogna farlo mentre si cerca di tenere a distanza le guardie che avanzano per liberare gli ostaggi, ostaggi che a loro volta vanno tenuti sotto controllo: non farli andare nel panico ma nemmeno farli rilassare al punto da permettergli di ribellarsi.

Gli ostaggi, in questo livello, rappresentano la componente “etica”, e sono probabilmente la cosa più difficile da gestire. Ognuno di loro reagisce in maniera leggermente diversa agli eventi e ha una differente “soglia di panico”. Per tenerli a bada si può parlare con loro, ma anche minacciarli, colpirli, ferirli e anche giustiziarli. Tutti loro possono essere utilizzati negoziaziare con le guardie, per guadagnare tempo e stabilità della connessione.

Gods are actually watching

Già da questo primo livello ci si rende conto del fatto che la difficoltà del gioco risiede nel cercare di fare le cose in maniera impeccabile, qualsiasi sia la nostra concezione del termine.

Perdere significa ricominciare da capo e spesso e volentieri per questo motivo i livelli risultano più lunghi di quanto in realtà non siano, soprattutto quando si perde ad un passo dal traguardo. Questo quindi influenzerà in un modo o nell’altro il nostro modo di giocare, soprattutto man mano che andiamo avanti nella storia, che ovviamente cresce nell’intreccio.

Alla fine di ogni capitolo, come già per The Walking Dead, il giocatore verrà messo di fronte alle statistiche che tracciano le scelte compiute dagli altri giocatori di tutto il mondo.

gods will be watching, statistics

E quindi pare che gli dei siano davvero lì a guardarci, quasi come per divertirsi nel vederci cercare di trovare un equilibrio nelle nostre scelte, mentre falliamo miseramente in questo intento, oppure quando ci lasciamo andare, agendo in maniera opposta a come abbiamo tentato più volte di fare, nella speranza di riuscire ad andare avanti.

Pressappoco questo significa giocare a Gods Will Be Watching: accompagnare il sergente Burden, con la sua apparente apatia e il suo status di “eroe leggendario” che, uniti, lo fanno sembrare a tratti uno Snake\Big Boss di Kojimiana memoria (anche nel rapporto che ha con gli altri personaggi), attraverso esperienze estreme che vanno dalla tortura al confinamento su un pianeta deserto.

20 days of empty words, gods will be watching

La regia, a mio parere, riesce bene a creare un mood valido al punto da dare valore nuovo ad una storia che può risultare, tutto sommato, già sentita e la colonna sonora (composta da fingerspit) è d’aiuto nel calzare perfettamente ogni situazione di gioco.

Nello snocciolarsi degli eventi, i personaggi non mancano di provare a sollevare importanti e interessanti domande di carattere filosofico e universale, che mi fa sempre piacere trovare nei videogiochi, soprattutto quando ben inserite in un contesto e non forzate. Come al solito, al di là di ciò che è palese, mi viene sempre il dubbio che io veda più messaggi di quanti un gioco non voglia in realtà trasmettere. L’attenzione al dettaglio, probabilmente, supera quella al generale.

Facendo innervosire più di un tradizionale gioco d’avventura, per il modo in cui è stata costruita la sua difficoltà, Gods Will Be Watching potrebbe non piacere a tutti o, comunque, non allo stesso modo. Ma se dovessi dire che non rappresenta un’esperienza di gioco gratificante, direi una bugia.

Il gioco è disponibile su Steam, su GOG (Special Edition) e sull’Humble Store (Special Edition)

7

Un articolo di LostTrainDude

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Sono videogiocatore dai tempi del seggiolone (ero l'orgoglio della famiglia, riuscendo a battere i primi livelli di R-Type su Amiga a 2 anni) e appassionato di musica e scrittura dai tempi del liceo. Sono uno a cui piace fare un sacco di cose, il problema è che mi piace farle contemporaneamente. Ho conosciuto TheTMO prima per sentito dire (definito "la persona con più videogiochi che abbia mai visto") e poi, un paio d'anni dopo, per visto fare. Da quella volta che giocammo uno contro l'altro a Quoridor, se oggi sono qui a scrivere su Beavers e se siamo finiti a partecipare insieme alle Global Game Jam con la Lonely Crew, è probabilmente perché quella partita la persi. Da lì ho cominciato a condividere grandi avventure esilaranti su Beavers assieme ad Oink, Er'Pupo e Prophet che fanno di questo uno dei posti più belli e divertenti nei quali mi sia trovato a stare da sempre.

02 settembre 2014 Categoria: Comics Review

Ci sono 2 commenti

Commenti

  • kingkilium

    AHAHAHHAHAHAHAHAHHAHAHAHAHAHAHHAHAHAAH la vignetta XDDDDDDD
    Kate Upton :Q_

    • http://beavers.it/ Marco Giammetti

      Non so di cosa stai parlando, io non ho visto niente :Q_

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