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State of Decay

Non odiate quando, dopo una vacanza al di fuori del mondo, lontano da tutto e tutti, tornate alla civiltà solo per scoprire che il vostro mondo è andato in frantumi?

State of Decay

Non odiate quando, dopo una vacanza al di fuori del mondo, lontano da tutto e tutti, tornate alla civiltà solo per scoprire che il vostro mondo è andato in frantumi? Che la vostra vita è ora in uno…

Stato di Decadimento

Ora, per molti di noi questo di solito significa una mole di email a cui rispondere, server crashati e database corrotti, oppure un pargolo che decide che il contenuto del suo pannolino è il veicolo per la sua arte e la nuova TV OLED 4k 3D è la migliore delle tele.
Per Marcus ed Ed non è niente di così banale perchè, al ritorno da un viaggio di pesca in un bucolico lago montano si rendono conto che il mondo così come lo conosciamo è scomparso ed è stato rimpiazzato da una versione in cui molte più persone del normale cercano di masticare gli altrui polpacci. Gli Zombie si sono risvegliati, e non c’è scampo per nessuno!

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State of Decay si presenta come un action/adventure/free-roaming con una fortissima componente di sopravvivenza ed una impostazione squisitamente sandbox.
E questa è davvero la soluzione migliore per descrivere questo piccolo gioiellino indie, che dimostra ancora una volta come, quando i publisher non hanno modo di piazzare i loro unticci e puntuti artigli sulle idee degli sviluppatori, è possibile creare una commistione di generi elegante e funzionale.
All’inizio avremo il controllo di un solo personaggio, di nome Marcus, ma presto entreremo in contatto con altri sopravvissuti. Il nostro scopo allora sarà quello di incrementare la loro fiducia nei nostri confronti come gruppo, ed in seguito la loro amicizia come singoli. Questo ci permetterà di cambiare liberamente fra tutti i personaggi in cui il livello di amicizia è al massimo.

I livelli si incrementano facendo ciò che più serve durante una invasione zombi, ovvero saccheggiando le varie case o negozi dell’area in cui ci troviamo, migliorando le difese e le strutture del nostro campo base, e svolgendo le missioni assegnateci. I nostri personaggi si stancheranno ad ogni momento speso fuori dalla base, o portranno essere feriti durante gli scontri con i numerosissimi cadaveri ambulanti, ed è qui che cambiare Personaggio diventa fondamentale.
Anche perchè ogni sopravvissuto partirà con una serie di Abilità legate alla sua vita passata, e che incrementeranno come in un GDR, e siccome la morte è letteralmente in agguato dietro ogni angolo (ed è permanente), vale la pena lavorare con più di un Personaggio. Perdere l’unico elemento potenziato del gruppo a metà gioco si può rivelare un problema insormontabile.

La parte legata alla sopravvivenza consiste nel girare per le varie strutture e cercare di recuperare alcune delle sei risorse necessarie a mantenere un decoroso livello di vita per la nostra enclave di sopravvissuti (Cibo, medicine, materiali da costruzione, carburante e munizioni), e non se ne avrà mai abbastanza, visto che caleranno constantemente ad ogni giorno che passa. E più sopravvissuti si uniranno a noi più queste verranno utilizzate rapidamente.
Sarà comunque possibile generare un piccolo introito automatico stabilendo degli accampamenti in specifiche costruzioni e che ridurranno il numero di risorse consumate.

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Il lato tecnico

Dal punto di vistica tecnico State of Decay non lascia gridare al miracolo. Si vede che il progetto non è ad altissimo budget, ma è più che dignitoso. Il motore grafico è solido, la mappa è davvero enorme. Il numero di Zombie su schermo è molto alto, ed il frame rate ne risente solo nelle situazioni più concitate. I problemi più grossi li ho riscontrato durante le fasi di guida, perchè il rumore delle automobili tende ad attirare molti nemici, nulla che renda davvero ingiocabile ma è un dovere segnalarlo.
Le collisioni invece sono leggermente più irritanti, in quanto si assiste spesso a compenetrazioni di poligoni, e qualche caso di no clip in cui i nemici ci sbucano alle spalle passando attraverso un muro. Niente di grave comunque, in quanto è una istanza piuttosto rara.
Il sonoro è non è niente di sconvolgente, piuttosto nella media. Moltissime linee di dialogo doppiate rendono il tutto abbastanza piacevole e raramente capita di storcere il naso.

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Qualche difettuccio qui e li

Partiamo dal presupposto che il gioco è davvero davvero buono, non farei per bene il mio mestiere se non puntassi qualche cosa che mi ha fatto storcere il naso.
Innanzi tutto non c’è un sistema di riposo che non sia quello di cambiare personaggio. Aggirarsi da soli di notte è piuttosto pericoloso per via della ridottissima visibilità, ma non ci sono alternative poichè non è possibile far dormire il proprio personaggio fino al mattino. Quindi o si gira in tondo nella base, oppure si esce all’esterno con grandi rischi del tutto non necessari.
Un’altra cosa che mi ha fatto storcere il naso è quanto spesso le missioni casuali si ripetono. Talvolta uno dei membri del vostro gruppo vi proporrà di fare qualcosa assieme, tipo cacciare un tipo speciale di zombi, o ripulire una infestazione. Se decidiamo di ignorare le richieste c’è un discreto rischio che il compagno muoia di una lenta, orrenda e dolorosissima morte, abbassando il morale di tutto il gruppo. Queste richieste sono incredibilmente frequenti. I nostri compagni paiono del tutto incapaci se non presi per mano ed accompagnati ad ogni passo.
Questi difetti rendono il tutto leggermente meno godibile, e se saranno corretti in un eventuale seguito allora si avrà fra le mani un indubbio capolavoro.
Ma fino ad allora ci si ritrova con un gran bel gioco, che vale in pieno i pochi soldi che vi costerà su XBLA o STEAM.

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Un articolo di Prophet

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Sono capitato su questo sito di pazzi parecchio tempo fa, un semplice lettore come voi comuni mortali, ed il sito era differente allora; tutto era più semplice a quei tempi. Ma un giorno cominciarono le recensioni, e sentii un disturbo nella forza. TMO, Pupo e LostTrainDude erano soli e disperati, e solamente il successore della divina recensione di Hokuto poteva salvarli, ma era occupato. Quindi ho cominciato a dare una mano io. Gioco ai videogiochi da quando convinsi i miei genitori a regalarmi un Master System per Natale, e da allora non c'è stato giorno in cui non abbia trovato un modo per fare una partita ad un qualunque sistema di intrattenimento elettronico. Questo purtroppo ha generato in me un errore critico di sistema, da cui è nato Casimiro; personificazione di tutto ciò che c'è di sbagliato e corrotto nella community dei videogiocatori. Almeno ci fa ridere.

23 ottobre 2013 Categoria: Comics Review

Ci sono 2 commenti

Commenti

  • http://beavers.it/ Er`Pupo de Beavers.it

    La trave ha vinto.

    • Luca Zanella

      “Non fumo, gaglioffo” è anche bella intensa :D

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